Acqua: con nuove regole europee bolletta in aumento del 2,3%
7 ottobre 2025
Acqua: con nuove regole europee bolletta in aumento del 2,3%
La Commissione Europea stima che saranno necessari quasi 4 miliardi di euro all'anno di investimenti per migliorare la qualità dell'acqua, ridurre l'impatto ambientale e rendere gli impianti di depurazione di tutti i Paesi membri dell'Unione energeticamente autosufficienti entro il 2045. Per coprire la metà degli investimenti previsti, anche in Italia sarà necessario un aumento della tariffa del 2,3% secondo le stime dell'ultima analisi Ref Ricerche, questioni che sono approfondite durante Accadueo, da oltre trent'anni la fiera internazionale in Italia dedicata esclusivamente alla filiera del settore idrico civile e industriale, che dal 7 al 9 ottobre a BolognaFiere ospita 50 incontri, oltre 200 marchi (presenti direttamente o indirettamente) e 50 buyers internazionali. "Con le nuove regole – afferma Laura D'Aprile, capo dipartimento sviluppo sostenibile DiSS Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), tra i relatori dell'edizione 2025 di Accadueo – anche i piccoli agglomerati (centri abitati) e i sistemi non connessi alla rete fognaria avranno l'obbligo di dotarsi di impianti più moderni. Saranno richiesti piani nazionali integrati di gestione delle acque reflue urbane, programmi di attuazione, che includono la gestione delle acque piovane per prevenire allagamenti e inquinamento dopo eventi meteo estremi. Gli impianti di depurazione dovranno divenire strumento di economia circolare, garantire il riuso delle acque e dei fanghi, il recupero dei nutrienti e di altre risorse, con obiettivi di neutralità energetica ed energia rinnovabile sufficiente al proprio fabbisogno. Per la prima volta entrerà in gioco anche il principio 'chi inquina paga' con la Responsabilità Estesa del Produttore – EPR - per i settori industriali responsabili della presenza di microinquinanti nei reflui che dovranno contribuire ai costi dei nuovi trattamenti". Per l'Italia l'adeguamento alla nuova direttiva comporterà investimenti stimati in circa 700-1.000 milioni di euro all'anno, dovuti all'estensione degli obblighi per i piccoli centri abitati dove, tra cittadini e attività economiche, si superano i 1000 abitanti equivalenti, i cosiddetti "agglomerati", a maggiori impegni nella gestione delle reti fognarie e più esigenti standard di trattamento delle acque reflue. Nel nostro Paese il 71% delle reti fognarie urbane è di tipo misto, ossia convoglia nella stessa condotta sia le acque di scarico che quelle piovane, e in caso di forti piogge, come avviene sempre più frequentemente, questo comporta sia la dispersione nell'ambiente di acque reflue, sia maggiori quantità di acqua in arrivo ai depuratori, aumentando consumi energetici e costi. Non solo, mancando sistemi integrati per la gestione degli afflussi meteorici, parte di queste acque si riversa direttamente nei fiumi senza trattamento. Sul fronte energetico la maggior parte dei depuratori italiani consuma più energia degli standard europei e molti impianti lavorano al di sotto della loro capacità ottimale. "Per centrare gli obiettivi fissati da Bruxelles al 2045 serviranno quindi investimenti mirati – ha aggiunto D'Aprile – in innovazione tecnologica e strumenti finanziari pubblici a sostegno di tutti gli attori del servizio idrico nella sua nuova definizione allargata". "La nuova direttiva e la complessa gestione delle acque reflue urbane – dichiara Paolo Angelini, amministratore delegato di BolognaFiere Water&Energy, – è solo uno dei temi che vengono affrontati in questa edizione di Accadueo che riesce a far incontrare aziende, gestori, buyers internazionali, utilities nell'unico contesto dedicato unicamente al servizio idrico: la gestione dell'acqua nel suo complesso è un fattore chiave per l'intero Paese e per la tenuta del suo tessuto economico e sociale".
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