Ambiente, Istat: emissioni e consumi energetici in calo
24 febbraio 2026
Ambiente, Istat: emissioni e consumi energetici in calo
Si riducono i flussi fisici di energia, materia ed emissioni. Nel 2024 prosegue la riduzione degli indicatori fisici forniti dai Conti economici dell'ambiente: in un contesto economico in cui il Pil cresce (+0,7% in volume) il Consumo di energia delle unità residenti diminuisce del 2,1% e le Emissioni di gas climalteranti del 2,8%. È quanto emerge da un report dell'Istat. Nel 2023, la crescita del Pil dell'1% si è accompagnata a contrazioni più rilevanti del Consumo di energia, sceso del 4,8%, e delle Emissioni di gas climalteranti diminuite del 5,9%, nonché a un calo del Consumo materiale interno del 5,4%. La flessione dei consumi energetici e delle emissioni climalteranti nel 2023 è in gran parte il risultato della diminuzione della domanda di energia elettrica da un lato e, dall'altro, della sua produzione in misura crescente da fonti rinnovabili. In particolare, è aumentato l'utilizzo dell'idroelettrico e si è ridotto l'impiego di gas naturale e carbone. Inoltre, il minor ricorso al gas per riscaldamento, come conseguenza di un clima particolarmente mite, e l'incremento dell'efficienza energetica del settore civile hanno contribuito a ridurre ulteriormente consumi ed emissioni. Le famiglie hanno ridotto più marcatamente i consumi e le emissioni negli usi domestici (-8,2% e -11,7% rispettivamente) che nel trasporto (-0,7% e -1,4%). Secondo le stime provvisorie disponibili per il 2024, il Consumo di energia delle unità residenti si è ridotto del 4,1% nelle attività produttive mentre è aumentato del 2,2% nelle famiglie, sia in ambito domestico (+1,1%) sia per il trasporto in conto proprio (+3,7%). Parallelamente, le Emissioni di gas climalteranti si sono ridotte del 4,5% nelle attività produttive e sono aumentate del 2,2% nelle famiglie. Le imposte sull'energia trainano l'aumento delle imposte ambientali. Nel 2024 il gettito delle imposte ambientali in Italia ammonta a oltre 60 miliardi di euro (il 6,5% del totale imposte e contributi sociali e il 2,8% del Pil), l'11,2% in più rispetto al 2023. L'aumento complessivo è influenzato soprattutto da quello della componente delle imposte sull'energia (+13%), che rappresentano oltre il 79% del gettito totale delle imposte ambientali. In questo ambito, contribuisce all'aumento del gettito il ripristino nel 2024 della normativa precedente il 2022 in materia di fiscalità energetica. Le imposte su "inquinamento e risorse", registrano nel 2024 un aumento del gettito del 3,8%, mentre le imposte sul trasporto crescono del 5% rispetto all'anno precedente. Il 62,2% della crescita totale del gettito delle imposte ambientali nel 2024 è dovuta a un maggior esborso da parte delle attività produttive, stimato in 3,8 miliardi di euro in più rispetto al 2023. Più contenuto, invece, il contributo delle famiglie, che hanno corrisposto oltre 2 miliardi in più di imposte rispetto al 2023. Le attività economiche e le famiglie residenti contribuiscono rispettivamente al 46,9% (28,4 miliardi) e al 51,3% (31 miliardi) del gettito totale. Tra le attività economiche, alimentano principalmente il gettito nel 2023 le Attività manifatturiere (21,9%), seguite da Altri servizi (20,9%) e Trasporto (15,6%). In termini di variazione rispetto al 2022, quasi tutti i settori registrano variazioni positive per effetto della cessazione delle misure di contenimento dei prezzi dei prodotti energetici in vigore nel 2022. Fra le più ampie, si segnalano quelle di Altri servizi (+88,3%), Commercio (+59,8%), Attività manifatturiere (+39,5%), Agricoltura (+37,8%). Fa eccezione la Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata che registra un calo pari al 58%, riconducibile in larga misura alla riduzione dell'imposta sugli extra profitti. Nel 2023 le imposte ambientali rappresentano in Italia il 2,5% del Pil e il 6,2% del totale imposte e contributi, quote superiori al resto della Ue (rispettivamente, 2% e 5,2%), nonché di alcuni suoi maggiori Paesi quali Francia (1,8% e 4%), Germania (1,7% e 4,4%) e Spagna (1,6% e 4,5%). Per lo stesso anno, la crescita delle imposte sull'energia è risultata maggiore per l'Italia (+23,7%) rispetto ai principali Paesi Europei e alla media Ue. In aumento la spesa per la protezione ambientale. Nel 2023, la spesa complessiva in Italia per prevenire e ridurre l'inquinamento nonché ogni altro degrado ambientale è di 52,9 miliardi di euro, in aumento del 2,8% rispetto al 2022. L'incidenza rispetto al Pil si riduce al 2,5% (dal 2,6% del 2022) per effetto della dinamica più sostenuta di quest'ultimo (+7,2% a prezzi correnti). La dinamica complessiva della spesa per la protezione ambientale è il risultato di andamenti differenziati tra i comparti ambientali cui si indirizza, con un incremento contenuto nella gestione delle acque reflue (+1%), un incremento inferiore alla media nella gestione dei rifiuti (+2%) e una dinamica più accentuata (+5,8%) nel complesso delle altre attività di protezione dell'ambiente. L'incremento delle "altre attività" è riconducibile soprattutto alla spesa per la decontaminazione del suolo inquinato (+7,8%) , alla ricerca e sviluppo per la protezione dell'ambiente (+10,7%) e alla salvaguardia della biodiversità e del paesaggio (+6,5%). Dinamiche differenziate si rilevano anche per i vari settori dell'economia che contribuiscono alla spesa, con le famiglie che spendono 10,2 miliardi, il 2,6% in più del 2022, le imprese 29,2 miliardi, il 5,6% in più e le Amministrazioni pubbliche che impiegano 13,6 miliardi, il 2,8% in meno. Nel dettaglio, il contributo relativo delle famiglie è stabile in entrambi gli ambiti in cui si concentra la spesa: i servizi per la gestione dei rifiuti (30% della spesa dell'intera economia) e la depurazione delle acque reflue (19%). Negli stessi ambiti di intervento ambientale, aumenta la quota di spesa sostenuta dalle imprese, dal 54% al 56% per la gestione dei rifiuti e dal 69% al 71% per la gestione delle acque reflue, grazie sia ai maggiori investimenti delle imprese che realizzano tali servizi sia alle maggiori spese delle imprese che ne fruiscono. Anche negli altri ambiti di intervento ambientale complessivamente considerati aumenta il contributo relativo delle imprese, che passa dal 38% al 39% nel 2023. Tale dinamica è riconducibile principalmente a una maggiore spesa nel settore della decontaminazione del suolo. La spesa nazionale per la protezione dell'ambiente delle Amministrazioni pubbliche, costituita da acquisti dei servizi ambientali, investimenti di operatori pubblici e consumi collettivi, è in aumento per gli altri ambiti di intervento ambientale nel loro complesso, confermando il ruolo preponderante delle Amministrazioni che, con una spesa di 8,9 miliardi (+345 milioni), coprono quasi il 60% della spesa complessiva. La spesa delle Amministrazioni pubbliche risulta invece in calo nei comparti ambientali in cui prevale il contributo relativo delle imprese e delle famiglie, ossia la depurazione delle acque (dove le Amministrazioni sostengono nel 2023 1,3 miliardi di spesa, pari al 10% del totale, -313 milioni) e la gestione dei rifiuti (3,4 miliardi, pari al 14% del totale, -418 milioni). Con una incidenza della spesa per la protezione dell'ambiente sul Pil pari al 2,5% nel 2023, l'Italia si colloca al di sopra della media dei 27 Paesi della Unione europea (2% del Pil dell'Ue27).
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