Caldo, sabato da bollino rosso: le città più a rischio
1 luglio 2022
Caldo, sabato da bollino rosso: le città più a rischio
Altra giornata di caldo record prevista domani, sabato 2 luglio: sono infatti 22 i centri urbani ( numero mai raggiunto quest'anno) previsti con il bollino rosso, che indica il massimo rischio caldo per tutta la popolazione, non solo per le fasce a rischio. Sono, nel dettaglio, Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Latina, Messina, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Roma, Trieste e Viterbo. Il governo , intanto, è al lavoro per fronteggiare la siccità. Lo afferma il Premier Mario Draghi in conferenza stampa. "Siamo con la crisi idrica più grave degli ultimi 70 anni, la crisi idrica ha due fattori un deficit di pioggia degli ultimi anni, il cambiamento climatico ma poi ci sono cause strutturali come la cattiva manutenzione dei bacini e della rete affidata ai concessionari con una dispersione di acqua che è pari al 30% mentre in altri paesi Ue è il 5%, 6%. Ci vuole un piano di emergenza e da lunedì noi siamo pronti ad approva i piani delle regioni". Siccità che sta colpendo, in particolare, il centro Italia. "La situazione è molto pesante. Il Tevere a tratti sembra paludoso, con l' acqua ferma, ha il minimo deflusso vitale che gli consente la diga di Corbara e in alcuni punti scorre molto basso, anche di un metro e mezzo sotto i livelli medi". Così, interpellato dall'Ansa, Erasmo D'Angelis, il segretario generale de l'Autorità di bacino del Tevere. "La situazione va peggiorando ma non abbiamo ancora criticità per quanto riguarda l'approvvigionamento idropotabile. Non siamo ancora sul livello di guardia ma la situazione peggiora: calano i livelli dei fiumi". Lieve incremento di portata per il Po, grazie alle piogge cadute abbondanti in questi giorni in Valle d'Aosta. A Pontelagoscuro (Ferrara), è risalita a 200 metri cubi al secondo, quando comunque l'allarme cuneo salino scatta già a 450 mc/sec e l'ingressione marina è ormai segnalata a 30 chilometri dalla foce. "L'incremento di portata non risolve il problema del gravissimo deficit idrico nel Grande Fiume, ma scongiura, per ora, lo stop ai prelievi, che comporterebbe enormi danni all'agricoltura", spiega l'Anbi.
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